Benvenuto nel blog DESIGNPERVENDERE.it

Pensi anche tu che il design – che sia su carta, industriale, web o di altro tipo – possa avere un pesante impatto sulle vendite di prodotti e servizi? Bene, sei nel posto giusto! Questo sito nasce con l’obiettivo di essere il punto di riferimento italiano del design orientato alla vendita. DESIGNPERVENDERE.it è un laboratorio in cui scoprire tecniche, esempi, best practice e strategie per massimizzare i risultati di vendita attraverso la cura del lato estetico ed espressivo della produzione e della comunicazione.

ATTENZIONE. I tempi corrono e le tecniche si affinano. Tenersi aggiornati significa tenere aperte le porta alle opportunità. Il designer oggi può e deve integrare le proprie competenze con quelle del marketing, i modelli di business, le metodologie di produzione. Sono competenze multi livello, perché servono al designer per capire il suo cliente, e a far capire al cliente i suoi clienti.  Per questo in questo blog si parlerà anche di temi come il direct marketing, la produzione leggera, i modelli di business eccetera, nella misura in cui possono essere utili a un designer.

* * * OK, sei un creativo (o solo molto curioso) e vuoi sapere davvero da dove nasce questo blog? Continua a leggere! * * *

Hai anche tu l’impressione che il creativo in Italia sia spesso bistrattato, o trattato con il sospetto di fare qualcosa di dubbia utilità, o incaricato a titolo di “esperimento”, o che il suo lavoro sia pagato a chilo?

Spesso il lavoratore italiano si sente impreparato e inadeguato. Questa insicurezza diffusa e spesso ingiustificata arreca danno alla produttività perché il lavoratore, anziché studiare il modo più intelligente di affermarsi, si concentra su inutili dubbi di adeguatezza, accettando salari scarsissimi e straordinari non pagati che incrudeliscono il senso di inadeguatezza, provocando un effetto a spirale a danno della produttività.

Il creativo italiano rientra appieno in questo modello. Perché?

Ragione numero 1

La formazione non sta al passo con i tempi, non si adegua alle necessità reali del mercato.
Non sempre e non dappertutto, ma nessuno può negare che il Italia la formazione è spesso quella che è, e i ragazzi alla fine di un percorso di studi cominciano a far gavetta tra lacrime e sangue.

Ragione numero 2

Tendenza allo sfruttamento
Il creativo in italia è spesso bistrattato. Così scrisse Alberto Arbasino in un pezzo uscito nel 2010 su Repubblica: “Forse è un retaggio dei tempi quando il letterato veniva trattato come lacchè”.

Ragione numero 3

Arretratezza culturale delle imprese
Non parliamo qui solo dei nostri committenti e clienti, ma anche di noi stessi. Quanti creativi si propongono senza una cultura di impresa, senza nozioni di marketing, senza sapere cosa si offre davvero in termini di vantaggio per propri clienti?

A tutto questo come reagiamo? Le petizioni vanno bene, qualche diritto in più forse lo otterremo così. Ma non basta.
Apriamo un blog dove frignare e lamentarci tutti insieme di come siamo sfortunati? Ok, ci siamo capiti.

La soluzione sta nel capire dove siamo, chi siamo, e lottare con tutte le nostre forze per adattarci al nostro ambiente.
Darwin diceva che non sopravvive il più forte, ma il più bravo ad adattarsi. Permettimi di essere diretto:

Non siamo l’Inghilterra. In Italia non ci stenderanno MAI un tappeto rosso, non ci offriranno MAI un signor contratto, non ci daranno MAI delle prospettive di crescita scritte nero su bianco.

Questo vuol dire che non si può lavorare bene e prosperare? No. Anche qui c’è mercato, anche qui si crea ricchezza. Dove c’è ricchezza e c’è movimento ti puoi arricchire anche tu. Ma devi sapere dove stai, cosa sei, almeno più o meno dove vuoi andare e comportarti di conseguenza.

In Italia abbiamo un’economia basata sulla piccola media impresa. Aziende che mentre lavorano a testa bassa, nella foga di produrre di più e costare di meno, non imparano nulla di loro stesse, del loro prodotto e del loro mercato. Sono barche senza mappa e senza bussola. E senza previsioni meteo. Queste aziende a volte offrono prodotti eccellenti, ma sono in balia del mercato. E fanno un errore madornale: sono convinte che per avere successo bisogna avere un buon prodotto. Poi il prodotto si vende da solo. Non hai anche tu quest’impressione? Non è vero che il creativo in Italia è spesso bistrattato, o trattato con il sospetto di fare qualcosa di dubbia utilità, o incaricato a titolo di esperimento, o che il suo lavoro sia pagato a chilo? Non vogliamo fare l’elogio alla raffazzoneria, sia chiaro, il punto è che avere un buon prodotto è drammaticamente insufficiente.

Poi ci sono i creativi. Per di più dipendenti con contratti più o meno regolari, free lance e piccoli studi/agenzie di comunicazione. Anche queste sono piccole/micro imprese. Anche qui ritroviamo l’errore madornale “bisogna avere un buon prodotto”.

Questi due “operatori del mercato” sono strutturalmente incapaci di capire il valore di una comunicazione appropriata, non solo “bella” e fatta con mestiere ma anche e soprattutto orientata ai risultati. E senza una percezione dei risultati come è possibile percepire valore? Semplice, non è possibile.
E come fanno,  imprese e creativi, a incontrarsi in un proficuo rapporto commerciale? Ecco, allo stato attuale è questione di fortuna.

SI’? BENE! Ma qual’è la soluzione?
Sicuramente studiare. OK, ma cosa? Certo i filtri di Photoshop possono dare molte gratificazioni…
Ma qui c’è bisogno di altro, c’è bisogno di contaminarsi con aspetti che possono sembrarci noiosi o fuori campo. In primis il lato business del nostro lavoro e dei nostri clienti/datori di lavoro. E poi il marketing: se sei un designer devi marchiarti a fuoco dentro la testa un’idea semplice e precisa. Fai parte del marketing dell’organizzazione per cui lavori. Questo significa che devi interagire e forse anche influenzare le scelte strategiche di comunicazione. E non solo! Anche sulla produzione, perché nell’era del marketing ogni forza aziendale ha la sua parte nell’interazione con il cliente finale. E il “ciclo di vita” del cliente è la vera ricchezza dell’azienda. Insomma se sei un designer devi capire il punto di vista del cliente, ma anche del tuo datore di lavoro, puoi farti aiutare dalla forza vendite e devi interagire con il giusto linguaggio con il reparto marketing, se c’è.

In Italia c’è un disperato bisogno di cultura di impresa. Il designer, il creativo, deve imparare a farsi una cultura di impresa, per crescere e per far crescere i suoi clienti.